lunedì 27 luglio 2015

AD ARQUATA NON C'E' MAI UN CAVOLO. IL RACCONTO DI UN PADOVANO DI PASSAGGIO NEL NOSTRO PAESE


Giovedì 16 luglio.
Foto di Foto-Sintesi Studio
Mi chiamo Alessandro, sono della provincia di Padova. Sono sull'autostrada A7, direzione Milano, quando il motore della mia auto inizia a borbottare. Il fumo che intravedo nello specchietto retrovisore non promette nulla di buono.
Riesco ad imboccare l'uscita Arquata Scrivia-Vignole Borbera. Non ho idea di dove mi trovi, ma il mio iPad dice che ad Arquata c'è una stazione ferroviaria. Se l'auto mi abbandona, torno a casa in treno.
Quello che non dice il mio iPad è che lo sciopero dei treni appena iniziato, bloccherà l'Italia fino a sabato a mezzanotte.


Cerco un meccanico sperando che non mi dia notizie drammatiche sulla mia auto.
Invece, come nelle peggiori sceneggiature di pessimi film, il gentile meccanico mi dice che un pezzo del quale non ricordo neanche più il nome, indispensabile per tenere in vita la mia automobile, non sarà disponibile prima di sabato pomeriggio.
Bloccato.
Sono bloccato qui. Fa troppo caldo per arrabbiarmi, decido così di adeguarmi e visitare Arquata.
Il meccanico mi consiglia un albergo – che è probabilmente anche l'unico in paese – e una pizzeria dove cenare.
Accetto il consiglio e raggiungo la pizzeria. Provo a chiedere informazioni, ai due signori al tavolo vicino al mio, su come passare la serata in paese. La loro risposta non lascia spazio a molte repliche: “Ad Arquata non c'è mai un cavolo”.
Ascolto senza intervenire i loro racconti nostalgici sulle manifestazioni degli anni '80 quando secondo loro sì, Arquata era un paese vivo, mica come adesso.
Finita la pizza, saluto la compagnia e, uscendo dal locale, faccio in tempo ad assistere all'arrivo di una corsa podistica che ha attraversato le vie del paese.
Dopo la premiazione della gara, mi concedo una passeggiata nel centro storico di Arquata.
Foto di Foto-Sintesi Studio
Arrivato alla fine della splendida Via Interiore, intravedo una luce illuminare una stradina che porta dietro il Palazzo Comunale. E sento degli applausi.
Incuriosito, seguo la luce e mi ritrovo in un piccolo giardino, popolato da una ventina di persone, che scopro ascoltare la presentazione di un libro su Anna Magnani. Il racconto dell'autrice, le domande della moderatrice e la partecipazione appassionata del pubblico, regalano alla serata un'atmosfera familiare e coinvolgente. Al termine dell'incontro scambio qualche parola con gli organizzatori. Mi spiegano che di quel giardino dietro il Comune, molti arquatesi neanche conoscono l'esistenza e che per questo il ciclo di presentazioni letterarie si chiama “Il Giardino Segreto”.

Venerdì 17 luglio.
Oggi il paese sembra deserto, complici il gran caldo, l'Outlet e il Retail Park.
Al bancone del bar, però, vedo due locandine di spettacoli teatrali, e scopro che quella sera ad Arquata e a Rigoroso, una frazione dello stesso comune, da una parte ci sarà una cabarettista con uno spettacolo comico, dall'altra una commedia in dialetto genovese.
Penso che un po' di coordinazione in più non guasterebbe, in un paese così piccolo e – dal momento che la mia conoscenza del dialetto ligure è pari a zero – scelgo di assistere allo spettacolo di cabaret, anche per solidarietà ai ragazzi che vedo preparare il palco fin dal pomeriggio sotto ad un sole cocente.
La sera mi godo lo spettacolo, insieme ad un centinaio di persone divertite quanto me dall'attrice protagonista del monologo.
Rientro in albergo soddisfatto dalla mia seconda giornata ad Arquata.

Sabato 18 luglio.
Faccio un giro nel bel mercato rionale e, curiosando tra le bancarelle, trovo un volantino che pubblicizza una festa, Arquattiva, che si terrà proprio quella sera. Si parla di artisti e balli di strada, concerti, tango e milonga.
D'accordo, il flyer mi ha convinto. Ritiro l'automobile, ma passo comunque il sabato sera ad Arquata.
Foto di Foto-Sintesi Studio
Ottima farinata allo stand dei No Tav – scopro qui che sono molti gli arquatesi che amano il proprio territorio –, piacevole musica portata in piazza da un gruppo di giovanissimi con gusti raffinati, bancarelle con interessanti oggetti artigianali, un gruppo di acrobati, giocolieri e mangiatori di fuoco, scuole di danza, un artista che crea poesia con delle bolle di sapone. Questo il quadro della serata, che si conclude con un flash mob che ha visto decine di ragazzi e adulti esplodere in una danza a sorpresa, in mezzo alla gente, in centro paese.

Domenica 19 luglio.
Prima di ripartire faccio un giro in auto nel centro di Arquata. Mi fermo davanti ad un totem pubblicitario, leggo che il 24 luglio ci sarà un altro spettacolo teatrale in piazza, con protagonista un attore di Zelig. E che il 30 ci sarà una festa “vintage” che coinvolgerà ancora una volta l'intero paese.

In quel momento passa accanto alla mia auto uno dei miei vicini di tavolo dell'altra sera. Lo chiamo, è più forte di me: “Hey! Scusi... Mica male per un posto in cui non c'è mai un cavolo, non crede?” gli dico mentre dal finestrino gli passo il pieghevole con le manifestazioni estive del suo paese “Io ad Arquata ci torno, lei farebbe meglio a vivere di più la sua città”.

lunedì 20 luglio 2015

FEDERICA SASSAROLI, LA PRIMA TAPPA DI UN VIAGGIO TRA GLI ARTISTI ARQUATESI


Arquata Scrivia è sorprendentemente densa di realtà che, professionalmente o meno, hanno a che fare con il mondo dell'arte.
Nelle prossime settimane cercheremo di raccontare la vita di alcuni personaggi che animano la vita culturale arquatese.
Il primo personaggio che incontriamo, è un'attrice e speaker professionista. L'abbiamo appena vista sul palco del MarteOrange Summer Festival, nel suo ultimo spettacolo di cabaret HEIDI, NEANCHE LE CAPRETTE MI SALUTANO PIU': Federica Sassaroli. 

La prima domanda è inutile, ma tocca farla lo stesso. Per quei 3 o 4 lettori che non ti conoscono. Chi è Federica Sassaroli?
«Federica è una professoressa di spagnolo che ha smesso di esercitare quando un allievo, alla domanda “chi ha progettato la Sagrada Familia?” rispose “Gianni Versace”. Così pensai fosse meglio far fruttare i miei diplomi in recitazione e doppiaggio e mi concentrai sul teatro e il cabaret.
Ho vinto il Festival Nazionale del Cabaret in rosa nel 2011, ho frequentato il laboratorio di Zelig, sono stata nel cast di Copernico, su Comedy Central. Scrivo e interpreto i miei spettacoli, sia di cabaret che di Teatro Ragazzi.»

Senti, togliamoci subito il dente. Non puoi fare un'intervista senza parlare di Vodafone, di cui sei la voce ufficiale da qualche anno. Com'è nata questa collaborazione?
«Nel 2007 leggo che la Mama Records cerca voci nuove, cosa molto rara nel mondo dello spakeraggio e del doppiaggio.
Non comunicavano per cosa fosse il provino, vado quindi a sostenerlo senza troppa pressione emotiva.
Siamo in 190. Supero i primi due provini.
Il giorno prima della terza prova mi dicono che sarebbe stata una selezione per sostituire la voce nazionale di Vodafone.
Io immagino che vogliano un tono simile, quindi ascoltai in treno la voce della voce ufficiale di allora, e sostanzialmente ne misi in scena lo stile.
Passai il provino.
Mi chiamarono qualche volta per sostituirla, fino a che decisero che era il momento di cambiare definitivamente.
Ora speriamo che non sostituiscano la mia con un risponditore sintetizzato!»

Chiunque abbia assistito ad un tuo spettacolo, non può che rimanere colpito dalla tua capacità di trasformarti, senza bisogno di complicati trucchi o costumi, nei personaggi che interpreti. Da dove trai ispirazione per crearli?
«Le strade sono diverse.
Prima di tutto l'improvvisazione, che io amo tantissimo.
E l'ispirazione per l'improvvisazione è tratta dalla vita reale. Dalla mia vita di tutti i giorni. Così nascono personaggi che poi prendono forma attraverso un testo.
Ora la mia tendenza però, è di fare meno personaggi e sempre più spettacoli di narrazione o biografie rivisitate.»

Spesso nei tuoi testi ricorrono riferimenti alle favole più classiche, pur rivolgendoti ad un pubblico adulto. Perché?
«Spesso prendo ispirazione dal romanzo per ragazzi perché il Teatro Ragazzi è il mio primo amore.
È un mondo che conosco bene e sono piuttosto convinta che se sai comunicare con un bambino, un giovane, sai comunicare a quel cuore bambino che resta nell'adulto.
Non starò dando risposte troppo serie?»

Probabilmente sì, ma forse è colpa della domande troppo serie.
Per cui, non preoccuparti, chi legge darà la colpa a chi te le ha fatte.
Parlavi di Teatro Ragazzi. Che è tutto un altro mondo, rispetto al teatro per adulti.
«Ho iniziato a fare Teatro Ragazzi nel 2003, con la Fondazione Il Battello a Vapore.
Per me lavorare con i bambini e i ragazzi è bellissimo.
Con loro è uno scambio autentico. Non restano ad ascoltarti se una cosa non gli piace, o non gli interessa.
Sono chiari, espliciti. Non lo vieni a sapere dopo. Lo capisci durante lo spettacolo se una cosa funziona o meno, se arriva o meno al cuore.
Si dice che io al cuore ci arrivi. Anche quando faccio cose più semplici, o cose comiche.
Mi piace, perché credo che arrivi la parte vera di me.
La parte vera di me, sa comunicare.»

Qual è il tuo legame con Arquata? Cosa ti ha portata qui?
«Più che altro chi.
Facile: mio marito.
Sono venuta con lui cinque anni fa, mi trovo bene, mi piacciono i dintorni, la Val Borbera, la Valle Spinti, dove abito.
Lavoravo e ho vissuto a Milano per un po' di anni.
Stare in campagna, in una dimensione di quel tipo mi piace.
Io poi, sono una testimonial della questione “nessuno è profeta in patria”.
Quando abitavo ad Alessandria, lavoravo a Milano, quando mi sono trasferita ad Arquata, hanno iniziato a chiamarmi ad Alessandria, quando andrò via da Arquata, inizieranno a chiamarmi anche qui.
No, non è vero, qui mi capita di lavorare ogni tanto, anche se si potrebbe fare di più. Alcune cose non sono riuscite a farle, ma va bene così. Le cose vanno come devono andare.»

E le cose, in fondo, non ti stanno andando troppo male. Parliamo dei tuoi ultimi impegni. Dvd didattici e un nuovo spettacolo.
«Finalmente la mia laurea in lingue e letterature straniere ha dato i suoi frutti. A partire da gennaio di quest'anno, infatti, è uscito in edicola Spagnolo da Zero, il videocorso di spagnolo, con John Peter Sloan, di cui ho curato il progetto didattico, la sigla, i testi dei libretti, i giochi. Insomma, ho scoperto di saper fare tante cose. E quando non le sapevo fare, le ho fatte lo stesso. Scoprendo dopo di saperle fare.
E poi c'è “Heidi: neanche le caprette mi salutano più”, il nuovo spettacolo di cabaret, scritto con Massimo Brusasco, in cui il mondo della bambina che correva libera nei prati, è decisamente cambiato.»

Grazie a Federica per la chiacchierata, ora cercatela su Facebook e seguitela nei suoi spettacoli.
Vi diamo appuntamento ai prossimi incontri con gli artisti arquatesi, qui su ArquataViva

mercoledì 15 luglio 2015

A VOLTE... RITORNIAMO

Due anni.
Quasi due anni.

Questo è il tempo passato dall'ultimo post pubblicato qui.
Troppo. 
Per un blog poi, due anni equivalgono a un secolo... un blog che non pubblica nulla da due anni, è clinicamente morto.

Ma a volte accadono miracoli... oppure, semplicemente, si ritrovano gli stimoli per riprendere un percorso che aveva regalato qualche soddisfazione.

Gli stimoli arrivano principalmente dall'amore per Arquata e dalla voglia di continuare a raccontarne gli eventi. E poi gli stimoli più importanti arrivano dagli incontri che si fanno. Da persone che credono in questo progetto.

Si riparte lentamente, per riprendere confidenza con questo "posto", con i commenti, con i lettori che speriamo tornino a leggere queste pagine.
Si riparte con una forma diversa, non solo graficamente.
ArquataViva non sarà più legato al Comune, ma sarà un blog privato.
La sostanza però cambierà poco.
Cercheremo di raccontare il nostro paese, seguendone gli eventi culturali, le vicende politiche, raccontando i personaggi che vivono o che hanno a che fare con Arquata, in poche parole tutto ciò che rende viva la nostra città.

Insomma, si riparte.
Voi ci siete?