lunedì 20 luglio 2015

FEDERICA SASSAROLI, LA PRIMA TAPPA DI UN VIAGGIO TRA GLI ARTISTI ARQUATESI


Arquata Scrivia è sorprendentemente densa di realtà che, professionalmente o meno, hanno a che fare con il mondo dell'arte.
Nelle prossime settimane cercheremo di raccontare la vita di alcuni personaggi che animano la vita culturale arquatese.
Il primo personaggio che incontriamo, è un'attrice e speaker professionista. L'abbiamo appena vista sul palco del MarteOrange Summer Festival, nel suo ultimo spettacolo di cabaret HEIDI, NEANCHE LE CAPRETTE MI SALUTANO PIU': Federica Sassaroli. 

La prima domanda è inutile, ma tocca farla lo stesso. Per quei 3 o 4 lettori che non ti conoscono. Chi è Federica Sassaroli?
«Federica è una professoressa di spagnolo che ha smesso di esercitare quando un allievo, alla domanda “chi ha progettato la Sagrada Familia?” rispose “Gianni Versace”. Così pensai fosse meglio far fruttare i miei diplomi in recitazione e doppiaggio e mi concentrai sul teatro e il cabaret.
Ho vinto il Festival Nazionale del Cabaret in rosa nel 2011, ho frequentato il laboratorio di Zelig, sono stata nel cast di Copernico, su Comedy Central. Scrivo e interpreto i miei spettacoli, sia di cabaret che di Teatro Ragazzi.»

Senti, togliamoci subito il dente. Non puoi fare un'intervista senza parlare di Vodafone, di cui sei la voce ufficiale da qualche anno. Com'è nata questa collaborazione?
«Nel 2007 leggo che la Mama Records cerca voci nuove, cosa molto rara nel mondo dello spakeraggio e del doppiaggio.
Non comunicavano per cosa fosse il provino, vado quindi a sostenerlo senza troppa pressione emotiva.
Siamo in 190. Supero i primi due provini.
Il giorno prima della terza prova mi dicono che sarebbe stata una selezione per sostituire la voce nazionale di Vodafone.
Io immagino che vogliano un tono simile, quindi ascoltai in treno la voce della voce ufficiale di allora, e sostanzialmente ne misi in scena lo stile.
Passai il provino.
Mi chiamarono qualche volta per sostituirla, fino a che decisero che era il momento di cambiare definitivamente.
Ora speriamo che non sostituiscano la mia con un risponditore sintetizzato!»

Chiunque abbia assistito ad un tuo spettacolo, non può che rimanere colpito dalla tua capacità di trasformarti, senza bisogno di complicati trucchi o costumi, nei personaggi che interpreti. Da dove trai ispirazione per crearli?
«Le strade sono diverse.
Prima di tutto l'improvvisazione, che io amo tantissimo.
E l'ispirazione per l'improvvisazione è tratta dalla vita reale. Dalla mia vita di tutti i giorni. Così nascono personaggi che poi prendono forma attraverso un testo.
Ora la mia tendenza però, è di fare meno personaggi e sempre più spettacoli di narrazione o biografie rivisitate.»

Spesso nei tuoi testi ricorrono riferimenti alle favole più classiche, pur rivolgendoti ad un pubblico adulto. Perché?
«Spesso prendo ispirazione dal romanzo per ragazzi perché il Teatro Ragazzi è il mio primo amore.
È un mondo che conosco bene e sono piuttosto convinta che se sai comunicare con un bambino, un giovane, sai comunicare a quel cuore bambino che resta nell'adulto.
Non starò dando risposte troppo serie?»

Probabilmente sì, ma forse è colpa della domande troppo serie.
Per cui, non preoccuparti, chi legge darà la colpa a chi te le ha fatte.
Parlavi di Teatro Ragazzi. Che è tutto un altro mondo, rispetto al teatro per adulti.
«Ho iniziato a fare Teatro Ragazzi nel 2003, con la Fondazione Il Battello a Vapore.
Per me lavorare con i bambini e i ragazzi è bellissimo.
Con loro è uno scambio autentico. Non restano ad ascoltarti se una cosa non gli piace, o non gli interessa.
Sono chiari, espliciti. Non lo vieni a sapere dopo. Lo capisci durante lo spettacolo se una cosa funziona o meno, se arriva o meno al cuore.
Si dice che io al cuore ci arrivi. Anche quando faccio cose più semplici, o cose comiche.
Mi piace, perché credo che arrivi la parte vera di me.
La parte vera di me, sa comunicare.»

Qual è il tuo legame con Arquata? Cosa ti ha portata qui?
«Più che altro chi.
Facile: mio marito.
Sono venuta con lui cinque anni fa, mi trovo bene, mi piacciono i dintorni, la Val Borbera, la Valle Spinti, dove abito.
Lavoravo e ho vissuto a Milano per un po' di anni.
Stare in campagna, in una dimensione di quel tipo mi piace.
Io poi, sono una testimonial della questione “nessuno è profeta in patria”.
Quando abitavo ad Alessandria, lavoravo a Milano, quando mi sono trasferita ad Arquata, hanno iniziato a chiamarmi ad Alessandria, quando andrò via da Arquata, inizieranno a chiamarmi anche qui.
No, non è vero, qui mi capita di lavorare ogni tanto, anche se si potrebbe fare di più. Alcune cose non sono riuscite a farle, ma va bene così. Le cose vanno come devono andare.»

E le cose, in fondo, non ti stanno andando troppo male. Parliamo dei tuoi ultimi impegni. Dvd didattici e un nuovo spettacolo.
«Finalmente la mia laurea in lingue e letterature straniere ha dato i suoi frutti. A partire da gennaio di quest'anno, infatti, è uscito in edicola Spagnolo da Zero, il videocorso di spagnolo, con John Peter Sloan, di cui ho curato il progetto didattico, la sigla, i testi dei libretti, i giochi. Insomma, ho scoperto di saper fare tante cose. E quando non le sapevo fare, le ho fatte lo stesso. Scoprendo dopo di saperle fare.
E poi c'è “Heidi: neanche le caprette mi salutano più”, il nuovo spettacolo di cabaret, scritto con Massimo Brusasco, in cui il mondo della bambina che correva libera nei prati, è decisamente cambiato.»

Grazie a Federica per la chiacchierata, ora cercatela su Facebook e seguitela nei suoi spettacoli.
Vi diamo appuntamento ai prossimi incontri con gli artisti arquatesi, qui su ArquataViva

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